Italia

Digitale terrestre: il ministero delle Comunicazioni avvia la procedura di assegnazione delle frequenze per la Sardegna

La Sardegna procede sempre più veloce verso lo switch-off e per la fine del 2008, con il definitivo spegnimento del segnale analogico, tutti i canali televisivi nazionali e locali si potranno vedere solo in digitale terrestre. Il ministero delle Comunicazioni ha inviato alle emittenti interessate le lettere che avviano la procedura di assegnazione delle frequenze, in base all'accordo raggiunto a gennaio scorso al tavolo congiunto con gli operatori e con l'Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni. Rai, Mediaset, Telecom Italia Media e le altre Tv interessate avranno ora otto giorni di tempo per presentare le loro eventuali controdeduzioni.

Le esigenze prospettate

Nel tavolo – sulla base dei principi stabiliti dall’Agcom – si è tenuto conto di tutte le esigenze prospettate: copertura universale e sviluppo del servizio pubblico radiotelevisivo, salvaguardia della continuità delle trasmissioni attualmente irradiate e degli investimenti già effettuati, garanzia del ruolo delle emittenti locali nella televisione digitale, ingresso nel settore di nuovi operatori di rete, sviluppo della televisione in mobilità e delle nuove tecnologie.




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Le frequenze a disposizione della digitalizzazione sono 44, suddivise tra operatori nazionali e locali. Alle Tv nazionali andranno 22 frequenze, con la Rai che ne avrà 6 (in realtà sono 9 ma i canali che ne scaturiranno saranno comunque 6) così come Mediaset, mentre TI Media se ne vedrà assegnate 4.

Le altre

Tra le altre, due frequenze andranno a Rete A e una all'operatore di telefonia mobile H3G per la Tv mobile su DVB-H (Digital Video Broadcasting – Handheld). Sarebbe previsto anche un dividendo digitale di due frequenze, che si libereranno e potranno essere così assegnate a nuovi soggetti, secondo le regole che saranno determinate dall’Agcom e dal Ministero; 5 frequenze di copertura subregionale costituiranno una riserva che potrà essere utilizzata nella fase della negoziazione negli accordi nazionali e bilaterali con i Paesi confinanti. Tale suddivisione, spiega l’Authority, tiene conto delle seguenti esigenze: assicurare alla Rai le frequenze necessarie per la copertura uniforme del territorio per la trasmissione dei programmi analogici e digitali, tenuto anche conto delle peculiarità della rete regionalizzata (Rai Tre) e dell’esigenza di sviluppare applicazioni innovative (quali i servizi in mobilità) come prevede la legge e il contratto di servizio con la Rai; assicurare la continuità delle trasmissioni degli attuali operatori televisivi sia in analogico che in digitale, salvaguardando il servizio all’utenza e gli investimenti effettuati e fornendo garanzie di copertura del territorio anche alle emittenti nazionali che attualmente hanno un “deficit” di copertura; assicurare alle emittenti locali risorse necessarie per mantenere e migliorare le proprie coperture; mettere a disposizione risorse per i nuovi entranti. Si tratta della conclusione della procedura che ha visto prima un accordo tra gli stessi operatori con la supervisione della DGTVi e della FUB - Fondazione Ugo Bordoni e poi un via libera dell'Autorità per le Comunicazioni e ora quello ministeriale. Secondo le indicazioni fornite dagli stessi operatori in precedenza, da questo momento saranno necessari sei mesi per arrivare a una completa copertura dell’isola.

Il presidente Corrado Calabrò

In occasione dell’accordo raggiunto tra Agcom e ministero delle Comunicazioni, il presidente Corrado Calabrò ha spiegato che l’Autorità si è fortemente impegnata per giungere a questo risultato che, dopo decenni di disordine nell’uso delle frequenze, “…allinea l’Italia alla pianificazione internazionale decisa a Ginevra nel 2006 e rende in prospettiva efficiente e pluralistico l’uso dello spettro radioelettrico, come ci richiede la Commissione europea”. Ha inoltre precisato che “…ora il percorso di trasformazione della televisione da analogico a digitale, che la legge prevede si concluda entro il 2012, ha una strada tracciata che consentirà di programmare gli investimenti necessari per il raggiungimento dell’obiettivo in condizioni di certezza e nel rispetto degli accordi internazionali”.

(18 aprile 2008)

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