Italia
Dtt: switch-off completato entro il 1° semestre del 2012. Tra due settimane nuova riunione del CNID su problemi Tv locali
Rinviato al primo semestre del 2012 lo switch-off delle ultime regioni italiane. Lo ha deciso il Comitato Nazionale Italia Digitale (composto dai rappresentanti dell’Autorità per le Garanzie delle Comunicazioni, delle Regioni, delle associazioni di Tv locali e delle emittenti nazionali, dei produttori, distributori e consumatori) nell’attesa riunione che s’è tenuta ieri.
S’è così deciso di ritardare il passaggio definitivo al digitale terrestre, nonostante la Ue e anche l’Agcom avessero raccomandato di chiudere le operazione per la fine del 2011.
Il primato europeo che l’aveva contraddistinta
Mossa che avrebbe consentito all’Italia di mantenere il primato europeo che l’aveva contraddistinta fin dall’inizio, e che era sostenuta anche da DGTVi, l'associazione italiana per lo sviluppo della Dtt che rappresenta principali broadcaster nazionali (Rai, Mediaset, TI Media e dalla quale recentemente sono uscite le Tv locali).



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“Con la Spagna che ha già concluso la transizione e la Francia che si appresta a farlo entro quest’anno - sottolineava DGTVi - sarebbe davvero un peccato perdere quel primato europeo che l’Italia, per una volta, aveva conquistato. Anche nell’interesse degli utenti ancora in analogico e delle imprese che devono sopportare la coesistenza di trasmissioni diverse”. Occorre accelerare, soprattutto nelle decisioni, per portare in digitale quell’ultimo 30% del Paese che non può essere discriminato.
I problemi sono tanti e il ministero
Ma i problemi sono tanti e il ministero ha riconsiderato la propria posizione anche alla luce delle difficoltà che stanno incontrando alcune regioni. Il Ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani, ha, infatti, presentato la proposta di nuovo calendario nazionale che prevede di completare la transizione alla nuova tecnologia di trasmissione radiotelevisiva al 2° semestre di quest’anno per Liguria, Toscana, Umbria, Marche, Abruzzo, Molise. Mentre Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia dovranno attendere il 1° semestre del 2012.
Romani ha inoltre predisposto una serie di approfondimenti tecnici da svolgersi in breve tempo per accogliere le esigenze poste dalle associazioni delle Tv locali e di alcune Regioni.
Il CNID si riunirà, quindi, tra due settimane per concordare definitivamente la proposta di calendario.
Nel corso della riunione, Marco Rossignoli, coordinatore Aeranti-Corallo (l'associazione di categoria cui aderiscono, tra l'altro, 320 imprese televisive locali), ha fatto presente al ministro che “la riduzione delle frequenze originariamente previste per le tv locali dal piano nazionale di assegnazione, da 27 a 18, non permette in alcun modo di procedere agli switch-off nelle aree ancora da digitalizzare”.
Rossignoli ha spiegato che con tale esiguo numero di frequenze, non è assolutamente possibile che tutte le tv locali delle aree ancora da digitalizzare ricevano le assegnazioni frequenziali e divengano operatori di rete.
Il numero di 18 frequenze
“In particolare - ha aggiunto Rossignoli - il numero di 18 frequenze è assolutamente insufficiente nelle Regioni Toscana, Puglia, Calabria, Sicilia e Abruzzo e, comunque, sussistono rilevanti difficoltà anche nelle altre regioni in relazione alle esigenze di coordinamento tecnico con le trasmissioni televisive digitali dei paesi esteri confinanti”.
A conferma della delicatezza della problematica, ha precisato Rossignoli, i rappresentanti di molte regioni hanno espresso forte preoccupazione per le problematiche delle televisioni locali connesse al processo di transizione.
L’Associazione delle tv locali spera quindi che il ministero, in vista della prossima riunione del Cnid, individui nuovi percorsi per la transizione nelle Regioni ancora da digitalizzare che “non penalizzino il comparto televisivo locale e mantengano inalterato il ruolo dello stesso sul territorio."
Secondo indiscrezioni pare che un funzionario del ministero abbia suggerito la strada del consorzio obbligatorio per risolvere la questione dei canali 61-69 da passare al comparto telefonico. Ma le tv locali sarebbero d'accordo?
(02 marzo 2011)
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