Italia

Mediaset corre in Borsa dopo l’operazione spagnola. Su possibile cessione Telecom Italia a Telefonica, ‘Troppo dietrologia’

Mediaset in rialzo stamani in Borsa dopo l'operazione in Spagna che ha visto la società televisiva rilevare attraverso la controllata Telecinco il canale in chiaro Cuatro (Prisa) e il 22% della Pay TV Digital Plus (Canal Plus) per 1,05 miliardi di euro in contanti e azioni i canali televisivi del gruppo Prisa. In apertura il titolo di Mediaset saliva dell'1,85% a 5,5 euro, avendo già registrato rialzi superiori al 2%, ed è il titolo migliore tra le blue chips.

Un analista di una primaria

Secondo un analista di una primaria sim milanese l'operazione “ha senso industriale”. L'esperto, in attesa di indicazioni più precise sulle sinergie potenziali, stima un incremento dell'8-9% dell'utile del gruppo nel 2011- 2012 a seguito del nuovo deal.




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Telecinco emetterà nuove azioni per 500 milioni di euro per finanziare l'operazione, mentre Prisa riceverà il 18,3% circa di Telecinco pari a 550 milioni di euro, oltre 500 milioni in contanti. Mediaset ha comunicato che voterà favorevolmente in assemblea in merito all'aumento di capitale sociale, sottoscrivendo la quota di propria spettanza pari a circa 252,5 milioni di euro. Intorno alle 9,40 Prisa cede il 6% a 9,275 euro, Telecinco poco oltre il 6% a 9,260 euro.

Un gruppo di banche guidate

La parte restante dell'aumento è invece già garantita da un gruppo di banche guidate da Mediobanca e Jp Morgan, advisor rispettivamente di Mediaset e Telecinco. Al consorzio partecipano anche Bbva e Banca Imi. Prisa sarà rappresentata in maniera proporzionale nel consiglio di amministrazione di Telecinco, attualmente formato da 15 componenti, tra i quali anche il presidente Mediaset Fedele Confalonieri e il vicepresidente Pier Silvio Berlusconi. A sua volta Telecinco sarà rappresentata in modo proporzionale alla quota nel consiglio di amministrazione di Canal Plus. L'accordo è ora subordinato ad alcune condizioni, incluse le verifiche legali, finanziarie e fiscali (due diligence), oltre che alla formalizzazione della documentazione definitiva, all'ottenimento delle necessarie autorizzazioni e al via libera degli organi societari competenti delle due società. Dopo una trattativa in corso ormai da mesi, la svolta è giunta venerdì con le riunioni dei consigli di amministrazione di Telecinco e Prisa, nel pomeriggio sospese anche dagli scambi alla Borsa di Madrid. Non è stata invece necessaria anche una riunione del consiglio di amministrazione di Mediaset. Secondo le attese Telecinco potrebbe illustrare questa settimana nel corso di una conferenza telefonica, le strategie dell’operazione. Sembra comunque, da quanto filtrato, che si possa già escludere un'intenzione di cedere in un secondo momento la quota in Digital Plus, com'era stato ipotizzato dalla stampa spagnola nei giorni scorsi. La pay tv sarebbe parte integrante, infatti, del riassetto in vista per Telecinco. E la stessa Mediaset sottolinea che la controllata “si avvia a replicare anche in Spagna la strategia multicanale generalista e l'offerta integrata free tv più Pay TV già sperimentata in Italia”.

Il gruppo italiano si tratta

Per il gruppo italiano si tratta di “un nuovo capitolo della propria storia” e della dimostrazione di “un forte spirito imprenditoriale internazionale e conferma e rafforza le linee di sviluppo” anche in un momento economico così complicato come quello attuale. Il Biscione ha sottolineato come in questo modo “acquisisce un ruolo sempre più centrale a livello internazionale ma anche all'affermazione dell'industria italiana in Europa”. Telecinco è stata creata da Berlusconi nel 1989 seguendo l'esperienza italiana di Canale 5, ma solo dal 1997 fa capo a Mediaset (dapprima con il 25%). Nel 2003 il Biscione ne ha acquistato la maggioranza assoluta. Telecinco è stata poi quotata alla Borsa di Madrid nel 2004. In un'intervista al Corriere della Sera, pubblicata oggi, il figlio del premier Silvio Berlusconi e numero due di Mediaset, sull’operazione spagnola ha spiegato: “sapevo che avevamo davanti la possibilità di aggiungere Cuatro (assimilabile come target a quello di Italia 1) a Telecinco (simile alla nostra Canale 5). In più con Digital Plus entriamo nella pay tv via satellite. Questo era il nostro obiettivo. Non altri”. Infine, un augurio per quanto fatto dall'azienda: "mi piacerebbe che il Paese non dico ci aiuti, ma ne avesse consapevolezza, a cominciare dalle istituzioni politiche ed economiche, fino a Confindustria. Non per riconoscerci meriti, ma per un minimo di orgoglio nazionale". Sollecitato sulle congetture secondo cui, dando Cuatro a Mediaset ora si può dare Telecom Italia a Telefonica, il vicepresidente Mediaset ha ribattuto: “in Italia siamo bravi a fare dietrologie. Premesso che di Telecom e Telefonica non so nulla, mi pare invece che la Spagna si sia mostrata molto moderna”. Nessun incontro, peraltro, con il numero uno di Telefonica Cesar Alierta ("mai visto"), mentre con Confalonieri ha incontrato il premier spagnolo Zapatero, che si è dimostrato “molto aperto al fatto che un'azienda leader nel settore investisse in Spagna e puntasse allo sviluppo”. E Fininvest, che ha la spada di Damocle della sentenza Mondadori e forse avrebbe voluto più dividendi nella holding e si ritrova invece a sostenere un forte investimento?

La Fininvest e mia sorella Marina

“I dividendi arriveranno. La Fininvest e mia sorella Marina ci sono stati subito al fianco”, ha risposto Pier Silvio Berlusconi. Il manager ha poi respinto la tesi secondo cui per quanto riguarda la Tv Sky di Murdoch il governo ha “dato una mano” a Mediaset mettendo un tetto agli spot alle Tv a pagamento: “Non credo proprio. Oggi ci tocca marginalmente visto che per scelta in Premium inseriamo poca pubblicità ma un domani sarà un freno anche per noi. E per paradosso, se il governo voleva darci una mano allora poteva fare come l'esecutivo socialista di Zapatero o come quello conservatore di Sarkozy che ha tolto tutta la pubblicità alla rete pubblica. Ma è evidente che fare una cosa del genere alla Rai, che è una delle aziende culturali migliori d'Europa, sarebbe creare un danno enorme al Paese. Perché non la si smette di leggere ogni nostra azione alla luce del conflitto d'interessi?”. E proprio riguardo al padre, Silvio Berlusconi, e all’attentato subito di recente, ha commentato: “Mio padre c’è e sta bene, tutto questo parlare di successione mi dà un gran fastidio. E' comunque evidente e lo dico ancora una volta qualsiasi cosa deciderà mio padre sarà per me la scelta giusta”.

(22 dicembre 2009)

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