Stati Uniti
Apple: l’apprendimento ‘mobile e social’ al centro dell’evento del 19 gennaio. Pronta la rivoluzione dei libri di testo digitali?
Chi meglio di Apple potrà rivoluzionare il settore dei libri di testo? Quando il gruppo di Cupertino lancio l’iPad, un paio di anni fa, una delle promesse che il dispositivo portava con sé era di cambiare l’esperienza scolastica. E potrebbe essere questo l’annuncio al centro del prossimo evento del 19 gennaio al Guggenheim Museum di New York, per il quale gli addetti ai lavori non attendono un nuovo gadget, bensì l’annuncio di una serie di partnership con gli editori di testi scolastici con tanto di nuovi metodi di interazione e creazione di contenuti e di libri ottimizzati per l’iPad.
Secondo il suo biografo Walter Isaacson, uno dei desideri di Steve Jobs era quello di rivoluzionare l’industria dei libri di testo creandone versioni digitali e trasformandoli in una delle diverse funzioni dell’iPad.
I libri dovessero essere “digitali
Jobs, scrive Isaacson, credeva che tutti i libri dovessero essere “digitali e interattivi, su misura per ciascun studente e in grado di fornire suggerimenti in tempo reale”.



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Il prossimo evento, che sarà il primo dalla morte di Steve Jobs, si terrà non nella Silicon Valley ma a New York – fulcro di molte delle maggiori case editrici americane – con la partecipazione di Eddy Cue, vicepresidente senior dei servizi e software internet che si occupa di iTunes, dell’App Store, di iBookstore, iAd e iCloud.
Un bene
Se Apple davvero entrasse nel settore dei libri di testo, pensano in molti, non potrebbe essere che un bene, vista la sua forza dirompente in tutti i mercati in cui ha fatto incursione.
Secondo Rob Reynolds, direttore di MBS Direct Digital quest’anno solo il 6% dei libri di testo venduti sarà in versione digitale, rispetto al 3% del 2011. Ma dal 2020, i libri di testo digitali e i contenuti per l’apprendimento rappresenteranno più del 50% del mercato complessivo.
Secondo il Wall Street Journal, tra le case editrici che potrebbero essere coinvolte nel prossimo progetto di Apple ci sarebbero McGraw-Hill, Pearson e Houghton Mifflin Harcourt. Tutte e tre le società hanno sperimentato approcci interattivi ma molte delle edizioni digitali dei libri sono sembrati solo una ‘replica’ delle versioni ‘fisiche’.
McGraw-Hill avrebbe lavorato con Apple da giugno, riferisce una fonte al quotidiano newyorkese, mentre Cengage Learning, uno dei maggiori editori di testi scolastici ha collaborato con la società in passato e parteciperà al prossimo evento al Guggenheim Museum.
Con l’iBookstore, Apple ha già fatto il suo ingresso nei libri digitali ed è attiva nel campo della formazione, con i suoi prodotti usati in molte classi, l’offerta di sconti a insegnanti e studenti e l’offerta di conferenze, lezioni e altri contenuti educativi attraverso il suo iTunes U.
La stessa Apple a creare contenuti scolastici
Nessuno si aspetta, ovviamente, che sia la stessa Apple a creare contenuti scolastici. Come per la musica e i contenuti video, la società fornirà una piattaforma di distribuzione e l’hardware per usufruirne, oltre – si crede – a una serie di nuovi strumenti per la produzione dei contenuti.
Al centro dell’evento del 19 gennaio, riporta invece Ars Technica, potrebbe esserci l’annuncio del supporto allo standard ePub 3 per iBook. Finora, infatti, Apple ha utilizzato ePub 2 per la sua piattaforma, aggiungendo diverse estensioni basate su HTML 5 per abilitare l’inclusione di video e audio per alcune limitate interazioni. L’aggiornamento a ePub 3 evita la necessità di queste estensioni proprietarie che in alcuni casi hanno reso gli eBook formattati per iBook incompatibili con altre piattaforme eReader.
L’esperto nell’uso delle tecnologie in classe, William Rankin, ritiene che i libri digitali avranno fortuna se accompagnati da strumenti che facilitino le interazioni sociali tra gli utenti. Rankin ha ampiamente studiato l'utilizzo dei dispositivi mobili in classe ed è uno dei tre autori di un libro bianco sugli effetti della convergenza digitale sull'apprendimento, intitolato "Codice/X", pubblicato nel 2009.
La visione di Rankin per il futuro dell’apprendimento – come emerge da quel libro – comprendeva l’utilizzo di un dispositivo digitale always-on sempre in rete chiamato "Talos". Un dispositivo - molto simile all’iPad che Apple avrebbe annunciato appena sei mesi dopo – che ogni studente avrebbe sempre portato con sé per avere accesso alle informazioni sempre e dovunque e per il quale, tuttavia, andava concepito un diverso tipo di libro, che permettesse interazione coi contenuti sulla base di modelli 3D e col supporto di grafici e video.
Uno strumento, insomma, di apprendimento e interazione sociale, che consentisse agli studenti di creare collegamenti aggiuntivi ai testi, materiale audio e altri materiali di supporto e di condividere tutto con i compagni di classe.
I social network assumono
Il fattore ‘mobilità’ e i social network assumono, dunque, un ruolo sempre più determinante in un ambiente di apprendimento convergente e il futuro dei libri di testo dovrebbe permettere agli studenti di includere e con dividere con chiunque qualsiasi tipo di dato, dalle foto alle note inserite nei testi.
Quello che Apple andrà a presentare non è ancora certo, ma pare che l’impegno di Steve Jobs nel campo della ‘digitalizzazione’ dell’apprendimento scolastico sia durato diversi anni. Il risultato finale di questi, secondo altre fonti citate dal WSJ, doveva essere presentato insieme all’iPhone 4S, ma tutti sappiamo perchè non è stato possibile.
(17 gennaio 2012)
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