Francia

Pirateria: una manciata di utenti mette in scacco l’industria creativa, ma per team francese identificarli è più semplice di quanto si creda

Sfruttando una serie di vulnerabilità del sistema di file sharing BitTorrent, è possibile risalire all’identità degli utenti internet che scaricano o mettono in circolazione contenuti protetti da diritto d’autore, anche se questi utilizzano strumenti di dissimulazione che dovrebbero garantire l’anonimato. Lo ha scoperto un’equipe di ricercatori dell’Inria (Institut National de Recherche en Informatique et en Automatique) i quali, analizzando le informazioni scambiate nel corso dei trasferimenti dei file, sono riusciti a collezionare oltre 148 milioni di indirizzi IP (identificativi dei Pc sulla rete) che, in poco più di tre mesi, avevano scambiato circa due miliardi di file.

Una novità

La possibilità di risalire all’indirizzo IP degli utenti internet che scambiano illegalmente contenuti protetti da diritto d’autore non è certo una novità: è questo, infatti, il compito delle società che, in Francia, sono state incaricate di effettuare il monitoraggio dei network P2P nell’ambito della legge Hadopi contro la pirateria. I metodi attualmente utilizzati, spiegano i ricercatori Inria, sono comunque complessi e implicano un alto livello di ricerca manuale.




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Il procedimento testato dal team dell’Istituto francese, invece, è molto più efficace e può essere effettuato a partire da un normale Pc.

Il lavoro dell’Inria ha confermato

Oltre alla scoperta di diverse falle nel sistema BitTorrent, il lavoro dell’Inria ha confermato che la maggior parte dei file immessi nelle reti P2P provengono da una minoranza di utenti e che non è impossibile risalire al ‘mittente zero’, ossia la prima persona che condivide un file sul network. A questo risultato si è arrivati tenendo sotto controllo la comparsa di nuovi file su siti come The Pirate Bay e procedendo per eliminazione. “E’ sorprendente come una manciata di persone possa essere all’origine di miliardi di download ed è ancor più sorprendente che chi lotta contro il downloading illegale cerchi di fermare milioni di persone invece di concentrarsi su quelle poche migliaia che caricano i contenuti”, hanno affermato i ricercatori dell’Inria. Nella massa di indirizzi analizzati, il team ha anche tentato di distinguere quelli ‘buoni’ da quelli ‘cattivi’: come gli indirizzi postale, che possono essere falsi o corrispondenti a una casella postale, anche gli indirizzi IP possono essere mascherati o rappresentare non un Pc ma un ‘nodo’, ad esempio una rete aziendale o universitaria. Basandosi sull’analisi delle abitudini di download, i ricercatori hanno ridotto il numero di ‘falsi positivi’, cioè quegli indirizzi che non corrispondono a una persona, riuscendo a distinguere gli utenti che scaricano grandi quantità di dati e i ‘nodi’ corrispondenti in realtà a diversi internauti.

(12 maggio 2010)

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