Unione Europea

eCommerce: cresce l'uso di internet per lo shopping, ma ancora scarsa la fiducia negli acquisti oltre confine

Il quadro di valutazione relativo ai mercati dei beni di consumo pubblicato dalla Commissione europea indica un chiaro recupero del consumo in quasi tutti i paesi Ue dopo il brusco calo registrato nel 2009. L'indice annuale del consumo è misurato ad esempio sulla base della fiducia dei consumatori nelle autorità, nelle ONG e nei dettaglianti e sull'efficacia della risoluzione delle controversie. Il quadro di valutazione conferma anche l'allargarsi del divario tra il commercio elettronico nazionale e quello transfrontaliero, nonostante le evidenti potenzialità degli acquisti transfrontalieri in termini di scelta e di risparmio. Lo studio suggerisce però che i consumatori si sentono più sicuri a fare acquisti transfrontalieri una volta rotto il ghiaccio e fatto un primo acquisto all'estero. Sul lato dell'offerta vi sono notevoli ostacoli che si frappongono al commercio elettronico transfrontaliero poiché rispetto al 2009 è calato il numero dei dettaglianti che vendono al di là dei confini nazionali. John Dalli, Commissario responsabile per la salute e i consumatori, ha sottolineato che "...La buona notizia è che i consumatori tendono ad essere meno esitanti a fare acquisti oltre frontiera dopo che hanno provato almeno una volta con risultati soddisfacenti. Ma le risultanze dell'indagine confermano anche che c'è ancora molto da fare per eliminare le rimanenti barriere a tutto vantaggio dell'economia europea, dei consumatori e delle imprese". L'indice delle condizioni per i consumatori è definito da fattori quali l'efficacia nella risoluzione delle controversie e nel trattamento dei reclami, la fiducia dei consumatori nelle autorità, nei dettaglianti, nei pubblicitari e nelle organizzazioni dei consumatori nonché la qualità della regolamentazione. L'indice 2010 rivela che le condizioni per i consumatori sono migliorate dopo il rapido peggioramento nel 2009: ora la maggior parte dei paesi ha raggiunto o superato i livelli del 2008. I paesi di punta che presentano le migliori condizioni sono Regno Unito, Irlanda, Lussemburgo, Austria, Finlandia, Paesi Bassi, Italia, Danimarca, Germania, Belgio e Svezia, che superano tutti la media Ue. Il quadro di valutazione indica che continua la crescita del commercio elettronico nazionale: nel 2010 il 36% dei consumatori Ue ha fatto acquisti online da venditori nazionali (rispetto al 34% nel 2009). Il commercio elettronico transfrontaliero continua però a registrare una crescita lenta (9% nel 2010 rispetto all'8% nel 2009) nonostante i chiari vantaggi che esso offre in termini di risparmi e di scelte come è indicato negli studi precedenti. Bisogna dunque intensificare gli sforzi per raggiungere l'obiettivo dell'Agenda digitale (20% entro il 2015).

Il più importante ostacolo

Il più importante ostacolo al commercio elettronico transfrontaliero sembrano essere le percezioni dei consumatori: il 62% è timoroso di essere frodato e truffato; il 59% evoca preoccupazioni su cosa fare se si presentano problemi; il 49% è scoraggiato dai previsti problemi in termini di consegna. Importanti ostacoli al commercio elettronico transfrontaliero sono riscontrabili sul lato dell'offerta: la proporzione di dettaglianti che vendono in altri paesi Ue è scesa al 22% nel 2010 (25% nel 2009) anche se le ricadute economiche del commercio transfrontaliero sono significative: il 56% ritiene che più di 10% delle proprie vendite elettroniche riguarda altri paesi Ue.




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Le preoccupazioni però diminuiscono tra i consumatori che hanno effettivamente fatto acquisti transfrontalieri (rispettivamente 34%, 30% e 20%). Tra i consumatori che hanno già fatto acquisti oltre frontiera il 61% affronta con pari fiducia lo shopping online transfrontaliero e quello domestico rispetto a soltanto il 33% della popolazione generale. Secondo i dati Ue, inoltre, il commercio elettronico transfrontaliero sembra essere almeno altrettanto affidabile del commercio elettronico nazionale se non addirittura di più: soltanto il 16% degli acquisti transfrontalieri ha subito ritardi (18% per gli acquisti nazionali); il prodotto non è arrivato nel 5% dei casi transfrontalieri (6% per gli acquisti nazionali). Queste risultanze suggeriscono che si debba far opera di informazione più efficace sulle consulenze transfrontaliere esistenti e sui meccanismi che servono a far applicare la legge e ad ottenere riparazione. Tra essi vi sono la rete di cooperazione per la tutela dei consumatori (rete CPC) cui partecipano le autorità nazionali incaricate di far rispettare la normativa e i centri europei dei consumatori che forniscono aiuto e consulenze gratuite ai consumatori che fanno acquisti nel mercato unico. (a.t.) Testo completo del quadro di valutazione

(11 marzo 2011)

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