Italia

eGov: l'Italia tra i Paesi più attivi nell'offerta di servizi pubblici online

Un numero sempre maggiore di cittadini europei può accedere ai servizi pubblici online, la cui disponibilità media dal 2009 al 2010 è passata dal 69 all’82%, ma lo stesso permangono notevoli disparità tra i diversi paesi. E' quanto emerge dall'analisi comparativa sull’amministrazione online (eGovernment Benchmark Report) pubblicata dalla Commissione europea e che svela quali Stati Ue sono risultati più efficaci e quali meno in tale ambito, prendendo in esame due servizi pubblici essenziali: “ricerca di un lavoro” e “avvio di un’impresa”. Dalla relazione risulta che i servizi a disposizione delle imprese sono più avanzati di quelli forniti ai cittadini e che vi è un margine per migliorare la diffusione degli appalti elettronici (eProcurement). Ma la buona notizia è che l'Italia, per una volta, è in testa alla classifica per aver reso quasi pienamente disponibili online (99% su una media Ue dell'82%) i 20 servizi pubblici che la Ue considera fondamentali.(dichiarazione dei redditi, ricerca di lavoro, prestazioni di sicurezza sociale, documenti personali, registro automobilistico, richiesta di licenza edilizia, dichiarazioni alla polizia, biblioteche pubbliche, certificati di nascita e di matrimonio, iscrizione a scuole superiori, comunicazione di trasloco, servizi sanitari, contributi sociali per i lavoratori dipendenti, tassa sulle imprese, IVA, registrazione di una nuova impresa, trasmissione di dati all’Ufficio statistico, dichiarazioni doganali, autorizzazioni in materia di ambiente, appalti pubblici).

Il 50%

Sottolineando come l'obiettivo fissato dall’Agenda digitale europea sia di fare fare in modo che il 50% dei cittadini e l’80% delle imprese fruiscano dei servizi di eGovernment entro il 2015, la Commissione ha ricordato in una nota che rendere disponibili online i servizi pubblici - come gli appalti, il registro automobilistico, la dichiarazione dei redditi o la registrazione di una nuova impresa - contribuisce a diminuire i costi della pubblica amministrazione e a ridurre le formalità amministrative per le imprese e per i cittadini.




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L'edizione 2010 della relazione si è concentrata in particolare sui servizi offerti online ai disoccupati e a coloro che cercano di diventare imprenditori, prendendo in in che modo gli amministratori hanno ridotto gli oneri burocratici e hanno reso disponibile l’intera gamma di servizi pubblici necessari per avviare un’impresa o per ritrovare un lavoro. Emerge quindi che in Austria, Danimarca, Estonia, Irlanda, Svezia e Regno Unito il 55% dei servizi necessari per avviare un’impresa è fornito tramite un apposito portale o in modo automatico. Tuttavia, soltanto il 46% dei servizi utili per i disoccupati viene attualmente prestato tramite un apposito portale. Decisamente basso, invece, l'utilizzo degli appalti elettronici: ha iniziato a usarli, infatti, il 70% delle autorità, ma la percentuale di utilizzazione complessiva risulta pari, secondo le stime più favorevoli, al 5% di tutti gli appalti. Impossibile, quindi, comprenderne i benefici in termini di risparmi, che si attestano intorno al 30% dei costi nel caso gli appalti elettronici fossero integralmente disponibili e più utilizzati.

La dimensione locale e regionale dell’eGovernment

Riguardo la dimensione locale e regionale dell’eGovernment, analizzata per la prima volta in questa edizione, la relazione evidenzia il sussistere di notevoli disparità tra i diversi paesi: "Per i servizi prestati principalmente a livello locale - spiega la Commissione - i piccoli comuni propongono soltanto la metà dei servizi online disponibili nei comuni più grandi. Ad esempio, mentre i siti web di piccole città offrono informazioni sulle modalità da seguire per chiedere una copia del certificato di nascita, quelli di città più grandi contengono anche i formulari da scaricare". Una discrepanza che non può che nuocere all'Europa, alla sua economia e ai suoi cittadini poiché, come ha ricordato il Commissario responsabile dell’Agenda digitale, Neelie Kroes, "...gli Stati membri che rendono integralmente disponibili in linea i servizi pubblici fondamentali non soltanto semplificano l’esistenza dei cittadini e delle imprese ma riducono anche i propri costi”. Nona relazione di valutazione comparativa dell’eGovernment

(21 febbraio 2011)

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