Stati Uniti

Cyber bullismo: i social network non sono responsabili per i casi di molestie sui minori. Attesa negli Usa per la sentenza sulla ‘MySpace Mom’

I social network non possono essere ritenuti responsabili nel caso in cui un minore venga molestato sessualmente da persone conosciute sul sito. Lo ha stabilito la seconda Corte d'Appello distrettuale di Los Angeles, con una sentenza in linea con i precedenti gradi di giudizio e che arriva un giorno prima del pronunciamento, atteso per oggi sempre a Los Angeles, sul caso di una donna del Missouri accusata di aver spinto una ragazzina al suicidio a suon di molestie compiute attraverso un falso profilo su MySpace.

Il profilo di un minore come ‘privato

La Corte di Appello ha esaminato moltissime denunce presentate da ragazzine, dai loro genitori o dai tutori, che accusano MySpace di non aver implementato adeguate misure per verificare l’età degli utenti o per settare automaticamente il profilo di un minore come ‘privato’.




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I giudici d’appello di Los Angeles hanno sentenziato a favore di MySpace perché una sezione del Communications Decency Act protegge i web server dalle accuse di negligenza e responsabilità sui servizi offerti.

Il sito a rimuovere quelli

Il parere della Corte di Los Angeles è molto importante anche alla luce dei recenti appelli rivolti al sito di annunci online Craigslist da parte dei procuratori generali di diversi Stati Usa, che hanno invitato il sito a rimuovere quelli che erano senza ombra di dubbio annunci di natura sessuale postati da minorenni. Gli annunci contenevano la descrizione delle ragazze, i prezzi e in alcuni casi anche le foto, ma non la vera età, dal momento che sul sito sono proibiti annunci di questo genere per i minori di 18 anni. La polemica – denuncia la portavoce di Electronic Frontier Foundation Rebecca Jeschke - è scoppiata anche perché due persone sono state uccise presumibilmente da sconosciuti incontrati attraverso la pubblicazione degli annunci. I siti di social networking sono finiti sotto accusa anche per il caso, che negli Usa sta destando molto scalpore, di Lori Drew, nota come ‘MySpace Mom’: la donna è stata incriminata per aver creato un profilo fasullo su MySpace (a nome di tale ‘Josh’) e per avere inviato, da questo falso account, messaggi ‘crudeli e denigratori’ a Megan Meier 13 anni, per scoprire cosa la ragazzina diceva di sua figlia, con cui aveva litigato e che la considerava una ‘rivale’. Megan si è impiccata il 16 ottobre del 2006, ma Lori Drew rischia solo tre anni di carcere poiché il giudice ha stralciato le accuse più pesanti riconoscendola colpevole solo di tre reati minori. La vicenda di Megan non solo ha portato alla ribalta il fenomeno del cyber-bullismo, ma aperto la strada a una serie di provvedimenti che ne riducano l’incidenza: le autorità del Missouri hanno ufficialmente definito le minacce via internet come reato minore e quelle di Oregon, Washington, New Jersey e altri stati ne hanno seguito o si preparano a seguirne l’esempio.

Una tragica lezione che ci insegna come

Il governatore del Missouri, Matt Blunt ha sottolineato che “La morte assurda di Megan è una tragica lezione che ci insegna come i social network e le nuove tecnologie abbiano dato ai criminali e ai ‘bulli’ nuovi strumenti per tormentare le loro vittime”. Facebook, intanto, ha reso noto che verranno ulteriormente rafforzati i sistemi di controllo della privacy, con l’introduzione di un numero maggiore di opzioni per scegliere con chi condividere le informazioni – foto, aggiornamenti e altri dettagli personali - contenute sul proprio profilo. I settaggi relativi alla privacy, hanno spiegato i curatori del sito, saranno contenuti in una singola pagina, così da semplificare la scelta degli utenti.

(02 luglio 2009)

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