Stati Uniti
Social network: un fenomeno già vicino al capolinea?
La metà degli americani adulti ha un profilo su un social network. Lo rivela uno studio del Pew Research Center. Un traguardo di tutto rispetto visto che appena 6 anni fa l’istituto aveva condotto una ricerca simile e allora solo il 5% della popolazione (non, quindi dei soli utenti internet) dichiarava di frequentare le piazze virtuali dei vari Facebook, LinkedIn o MySpace.
Un segno, spiegano i ricercatori, di quanto profondamente le reti sociali siano penetrate nella vita quotidiana trasformando il modo in cui le persone comunicano, le autorità governano, le aziende vendono i loro prodotti.



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I genitori, ad esempio, ammettono di usare Facebook, tra le altre cose, per verificare le abitudini della baby sitter, i produttori di automobili per lanciare nuovi modelli, le autorità – come è successo nell’ultimo weekend dominato dalle notizia su Irene – per allertare la popolazione su eventuali particolari accadimenti o anche, nel caso delle forze dell’ordine, per tenere sotto controllo i sospetti.
Né reddito né educazione sembrano avere un’incidenza statisticamente rilevante per quanto riguarda l’uso di questi siti.
Tra i fruitori più appassionati dei social network ci sono le giovani donne di età compresa tra 18 e 29 anni, che Pew definisce come ‘power users’ dei siti sociali: l’89% dichiara di avere un profilo su un sito sociale e il 69% lo controlla ogni giorno. Tra i maschietti, l’83% di quelli di età compresa tra 18-29 anni dichiara di avere un profilo, contro il 51% degli over 50.
Messa a dura prova dall’avvento dei social network, la posta elettronica tiene comunque botta: il 61% degli intervistati usa internet ogni giorno per controllare le email, il 59% per effettuare una qualche ricerca, il 43% per i social network.
Sottolineano però gli esperti che ci sono alcuni segnali che lasciano presagire che le reti sociali stiano raggiungendo il limite. Alla richiesta di descrivere con una parola l’esperienza social network, la maggior parte delle persone ha utilizzato il termine ‘buona’. Tuttavia, un intervistato su 5 ha utilizzato parole come ‘noiosa’, ‘una perdita di tempo’ o ‘sopravvalutata’.
Conclusioni di cui beneficeranno soprattutto gli inserzionisti che danno la caccia agli utenti di questi siti.
(29 agosto 2011)
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