Stati Uniti
Internet può creare dipendenza come alcool e droghe. Questa volta lo dice la Stanford University
L’uso di internet è sempre più compulsivo e sono sempre di più le persone che presentano segni di vera e propria dipendenza dalla rete.
Ne aveva parlato pochi giorni fa l’Università di Palermo, asserendo che sempre più ragazzi presentano sintomi di astinenza – proprio come quelli derivanti dalla dipendenza da droghe o alcool - quando sono costretti a stare lontani dal computer o dal telefonino, con evidenti segnali che indicano la perdita del contatto con la realtà.
La prestigiosa Stanford University
Lo conferma oggi la prestigiosa Stanford University, secondo cui un americano su 8 presenta almeno un possibile segno di assuefazione.



ICT e crisi: addio al polo italiano...
Anche il settore dell'ICT si scontra con la dura realta' della crisi...
Mobile advertising: anche LinkedIn a...
Facebook non e' l'unico social network alle prese con la necessita' di...
Numero d'emergenza 112, questo...
Sono ancora pochissimi i cittadini europei che sanno che in caso di...
Mobile Payment: piu' gravi del previsto...
Ancora problemi per Google Wallet. Dopo la notizia, diffusa nei giorni...
Sky Italia cresce a ritmi significativi:...
Sky Italia cresce, a ritmi importanti. I dati segnano un miglioramento...
Google entra nell'home entertainment....
E' ufficiale: Google sta per entrare nel mercato dell'home entertainment...
Satellite: Eutelsat firma due accordi...
Eutelsat Communications e Alge'rie Te'le'com Satellite (ATS), filiale...
La "dieta' mediatica degli americani...
Il media mix dell'utente americano e' in continua evoluzione, secondo...
REA: le radio-tv private italiane...
Non c'e' stata edizione del Festival di Sanremo che non abbia lasciato...
SKY: piu' di 10,7 milioni di spettatori...
Giovedi' 9 febbraio, 10.705.663 spettatori unici hanno seguito i canali...
Agenda digitale: la cabina di regia...
Per il Governo Monti, e' questa la ricetta per l'Agenda digitale italiana:...
Apple batte ogni record: vale piu' del...
Le azioni Apple hanno sbaragliato ieri ogni record, portando la...
ACTA: la Germania verso il "no' alla...
A quanto pare la Germania ha deciso che non firmera' l'ACTA. Era nell'aria,...
Microsoft: il cloud computing, leva...
Il 15 e 16 febbraio 2012, nell'ambito di SMAU Business Bari, Microsoft...
Microsoft a SMAU Business Bari: il cloud...
Il 15 e 16 febbraio 2012 Microsoft partecipera' a SMAU Business Bari per...
ESET NOD32: Cyber-truffe, come evitare...
Truffatori e cyber criminali minacciano i nostri computer anche a S....
Nintendo riconferma che il Wii U non...
Cindy Gordon, vicepresidente di Nintendo America ha ribadito alla stampa...
Epic: PlayStation 4 e Xbox 720 dovranno...
Secondo Tim Sweeney, direttore tecnologico di Epic Games, la prossima...
Iwata: Miyamoto e' insostitu...
Nel corso della recente conferenza con gli investitori, Satoru Iwata,...
Mass Effect 3 anche in versione...
Durante una recente intervista rilasciata a Kotaku, un rapprese...
|
I ricercatori dell’Università hanno condotto un sondaggio telefonico su 2.500 adulti, i cui risultati sono stati pubblicati sull’International Journal of Neuropsychiatric Medicine.
Il 13,7%
Nello specifico, il 13,7% degli intervistati ha dichiarato di trovare molto difficile separarsi da internet per diversi giorni alla volta; il 12,4 ammette di stare online per un tempo maggiore del necessario (cosa che avviene sempre più spesso), mentre altri hanno ammesso di usare di nascosto Internet o di navigare online per combattere stati depressivi secondo modelli che sembrano rispecchiare quelli degli alcolizzati.
Il 5,9%, infine, crede che l’uso eccessivo di internet abbia seriamente intaccato le proprie relazioni sociali.
“Ci focalizziamo spesso su quanto meraviglioso sia internet e sulla quantità di cose che ci permette di fare – ha spiegato l’autore dello studio, Elias Aboujaoude – tendendo a sottovalutare il fatto che il web crea problemi reali a molte persone”.
Aboujaoude, assistente di psichiatria e scienze comportamentali e direttore della Impulse Control Disorders Clinic, ha riferito che sono sempre di più gli utenti internet che visitano il centro perché non riescono più a gestire il loro attaccamento al cyberspazio.
Queste persone – al pari dei drogati o degli alcolizzati – sentono un bisogno ripetitivo, intrusivo e irresistibile di controllare le email, visitare siti o chat room, lasciare commenti su un blog. Attività che possono essere piacevoli sul momento ma che portano problemi seri alla sfera di relazioni personali e professionali.
Il tipico web dipendente è maschio, intorno ai 30 anni, single e laureato e passa circa 30 ore alla settimana sul web, per attività non essenziali.
Per chi credesse che la dipendenza fosse generata solo da siti a contenuto pornografico, beh, questa è solo una parte del problema, ha spiegato Aboujaoude.
“Non sorprende che la pornografia e il gioco d’azzardo online abbiano ricevuto l’attenzione maggiore, ma è evidente che anche altri tipi di siti e attività online creino dipendenza”, ha sottolineato il ricercatore.
In America, sono circa 160 milioni gli utenti abituali della rete, ma ancora pochi studi sono stati effettuati sull’uso problematico di internet.
Nel 1999, una ricerca del Center for Internet Studies, rivelò che il 5,7% dei 18 mila intervistati presentava segni di ‘uso compulsivo’ del web, mentre nel 2002, uno studio della rivista CyberPsychology & Behavior riportò che il 60% delle aziende coinvolte aveva applicato sanzioni disciplinari, e il 30% aveva licenziato impiegati per uso inappropriato di internet.
Un oggetto legittimo di attenzione clinica
“La questione sta solo ora iniziando a essere considerata un oggetto legittimo di attenzione clinica, oltre a un problema economico, dal momento che la navigazione ‘non-essenziale’ ha luogo principalmente dal posto di lavoro”, ha spiegato Aboujaoude, sottolineando che però non tutti sono d’accordo se l’uso problematico della rete sia un disturbo a se stante oppure una diretta conseguenza di altre psicopatologie come la depressione o un disturbo ossessivo-compulsuivo.
“C’è ancora bisogno di approfondire la questione – ha concluso Aboujaoude – è troppo presto per parlare di disturbi clinici, ma si tratta di un primo passo verso l’identificazione di qualcosa di clinicamente significativo”.
(18 ottobre 2006)
© 2002-2012 Key4biz